Anteprima - La Melodia Rivelatrice

 

CAPITOLO 1

 

Il passato è passato

 

Giulia salutò i suoi genitori, non li avrebbe rivisti fino alle vacanze natalizie. L’abbracciarono con trasporto e sospirarono «Ci mancherai…» ma non erano tristi, perché sapevano che finalmente sarebbe stata felice.

Per tutta l’estate, che le era parsa interminabile, era stata malinconica, immusonita, a volte quasi disperata, ma adesso stava per tornare ad Armonia, il suo mondo speciale, il suo paradiso…

Prese dalla macchina il suo bagaglio e la gabbia con il piccolo Ciccio, il suo pappagallino azzurro. Ad ogni studente, appena arrivato, veniva assegnato un piccolo animale da compagnia che, al termine dell’anno scolastico, rimaneva nelle stalle della scuola. A Giulia era stato concesso lo speciale permesso di portarlo a casa con lei, un regalo del suo adorato professore Filippo.

Corse via verso l’ingresso della scuola. Apparentemente sembrava una fattoria, ma in realtà era molto di più. Sulla targa all’ingresso si leggeva: “Istituto Agrario Alternativo ad indirizzo Musicale”, meglio conosciuto come Scuola di Musicomagia. Davvero una scuola molto speciale, in cui i ragazzi imparavano a fare ogni cosa con la magia dei loro flauti. Esisteva una melodia per ogni azione, adatta a sostituire l’uso della tecnologia. Ad Armonia infatti non c’era assolutamente nessun tipo di apparecchio elettrico, non solo, ma gli studenti si nutrivano dei frutti della terra coltivati da loro stessi. Intagliavano il legno, sempre con magiche melodie e si costruivano tutto quello di cui avevano bisogno…

«Giulia!» era appena entrata dalla porta principale e subito qualcuno le saltò al collo…

«Camilla!» era la sua carissima amica e compagna di stanza. Una ragazzina minuta, con grandi occhiali. Era dolcissima, Giulia pensava che fosse la ragazza più gentile e sensibile che fosse mai esistita al mondo.

L’abbracciò stretta «Finalmente sei arrivata! Mi sei mancata…» le disse l’amica.

«Anche tu…» si erano viste solo un paio di volte durante l’estate, purtroppo non abitavano molto vicine.

«Sai niente di Pietro?» chiese ancora Camilla, guardandola con apprensione.

Pietro…

Giulia sospirò, se Armonia era il suo paradiso, Pietro era il suo angelo… Non vedeva l’ora di rivederlo, di riabbracciarlo.

«Arriverà più tardi…» era lui il principale motivo della tristezza che l’aveva accompagnata durante l’estate.

Fin dal primo giorno di scuola, erano stati insieme tutti e tre, ma soprattutto Giulia e Pietro. Grandi amici, compagni di avventure, spesso ai limiti delle regole. Poi lentamente era nato tra loro un sentimento molto forte. Giulia, che era sempre stata contraria e spaventata all’idea di avere un ragazzo, si era trovata innamorata di lui in un modo, così coinvolgente da stare quasi male… Era diventato il suo ossigeno speciale... Non riusciva a stare lontana da lui, infatti durante l’estate aveva passato dei momenti veramente difficili. Si erano scritti quasi tutti i giorni... In realtà Pietro abitava vicino a Camilla, provenivano dalla stessa scuola, si conoscevano fin dai tempi dell’asilo, ma per tutto il periodo delle vacanze si era trasferito al mare dai nonni materni, quindi non erano riusciti a vedersi nemmeno una volta…

Arrivarono davanti alla porta verde, una porta interna che conduceva alla scuola vera e propria. Si guardarono emozionate e, tenendosi per mano, varcarono la soglia…

Un capogiro, una strana sensazione di mancamento… Erano i sintomi del passaggio interdimensionale, Armonia non era sulla Terra… Era su di un lontanissimo pianeta, con due lune e un sole azzurro, solo i presidi delle scuole di Musicomagia sparse in tutto il mondo, ne conoscevano l’esatta ubicazione.

Quando lo aveva scoperto, per Giulia era stato un vero shock... Camilla lo sapeva già, perché anche sua mamma aveva frequentato Armonia, e ne aveva messo al corrente anche Pietro, ma Giulia non ne aveva idea. Solo alcuni mesi prima dell’inizio della scuola, era venuta a conoscenza del fatto che suo nonno, Rodolfo Accordi, era stato niente di meno che un professore di quella scuola, ma a lei non avevano detto nulla… Lo avevano fatto per proteggerla, aveva poi scoperto…

Ma non voleva rivangare la sua frustrazione, adesso era felice, era tornata ad Armonia e tra non molto avrebbe riabbracciato Pietro!

Si trovarono in un corridoio buio, a destra c’era la vasta e fornitissima biblioteca, lo percorsero quasi di corsa e finalmente uscirono all’aperto.

Profumo di rose… Giulia chiuse gli occhi e inspirò profondamente, quante volte aveva sognato quel momento. Adorava le rose e ad Armonia c’era un magnifico roseto che emanava il suo aroma per tutta la scuola. Si guardò attorno. Il sole azzurrino splendeva accecante, ma faceva piuttosto freddo, era ancora inverno, le stagioni erano invertite rispetto alla Terra. La strana abbagliante luce di quel sole rendeva tutti i colori più accesi e vivaci. Alla loro sinistra si estendeva il prato grande, dove tante volte si erano sdraiati a chiacchierare e a giocare con i loro piccoli cuccioli. L’erba era di un verde brillante, Giulia si tolse le scarpe e continuò a camminare a piedi nudi, che bella sensazione sentire l’erba fresca a contatto con la pelle…

Si diressero verso le stalle, da Filippo. Ogni studente che arrivava andava immediatamente a recuperare il suo piccolo amico lasciato in letargo. I piccoli animali da compagnia che vivevano ad Armonia erano frutto della Musicomagia. Venivano chiamati animusi, erano l’incrocio di due animali terrestri, nascevano dalle uova e si nutrivano esclusivamente di musica. La cosa più straordinaria era che la loro vita durava quanto quella del loro padrone. Quando uno studente finiva la scuola, se decideva di non tornare più, allora il suo animusi veniva trasformato in un animale terrestre, come avevano fatto con Ciccio. Nella sua forma originale, era un topogallo, un grosso criceto azzurro, un po’ troppo cicciotello, diceva Pietro, ricoperto di piume e fornito di ali.

Incrociarono altri studenti che recuperavano i loro piccoli amici, Giulia avrebbe invece dovuto lasciare Ciccio a Filippo per annullare la trasformazione, le aveva detto che avrebbe avuto bisogno di almeno dieci giorni di letargo.

Intravide Filippo professore ed esperto di animusi.

«Giulia» il suo adorato professore, allargò le braccia sorridente, era un bell’uomo, sulla quarantina, aveva dolci occhi azzurri e i capelli ricci scuri, ma un po’ brizzolati ed un fisico molto atletico.

Giulia gli saltò al collo.

«Eccoti qua, piccola mia!» Filippo era andato a trovarla a casa ben due volte. Aveva un debole sia per lei che per Pietro, li aveva nominati suoi aiutanti, fin dai primi giorni di scuola. Condividevano con lui la loro grande passione per gli animusi, non solo quelli piccoli da compagnia, ma anche quelli da allevamento e, soprattutto, quelli superiori, detti da combattimento.

«Devo andare subito da Persi!» disse Giulia impaziente «Che ore sono? Se arriva Pietro lo mandi al lago?»

Filippo annuì «Sono le due del pomeriggio, vai tranquilla piccola» le scompigliò i capelli «mi raccomando non esagerare con Persi, niente contatti mentali troppo prolungati…»

«Io vado alla serra» le urlò Camilla «ci vediamo dopo in camera.»

Ma Giulia stava già scappando via, dalla sua Persi. Non vedeva l’ora di vederla. Era un grosso e, secondo alcuni, molto terrificante, serpesce. Era di suo nonno ed era misteriosamente sopravvissuta alla sua morte violenta e prematura. Giulia l’aveva avvicinata l’anno precedente, quando tutti pensavano che fosse diventata selvaggia e pericolosa, nessuno riusciva ad entrare in contatto con lei, ma Giulia sì. Persi l’aveva riconosciuta. Suo nonno era stato scelto da Persi come compagno umano. In passato lui le aveva portato a conoscere la sua nipotina quando era ancora molto piccola. Giulia non ricordava nulla, tutto ciò l’aveva saputo entrando in contatto con la mente potente dell’animusi.

Si avvicinò alla spiaggetta, si sedette sulla panchina che offriva una vista straordinaria sul Lago Sussurrante. Le colline boscose declinavano dolcemente verso di esso, rispecchiandosi nelle sue acque scure e impenetrabili. Gli alberi erano ancora spogli, il riflesso che ne derivava era una tonalità piuttosto scura di marrone e grigio. L’emozione che provò a rivedere quel suggestivo panorama, risvegliò i suoi sentimenti. Ricordava quando tre mesi prima si era seduta lì sulla sabbia per salutare la sua grande amica, anche il serpesce andava in letargo, la nostalgia l’aveva invasa e le aveva lasciato una voragine di tristezza…

Lasciò sotto la panchina le sue scarpe e si tirò su i pantaloni. Si avvicinò all’acqua, vi immerse i piedi. Rabbrividì, la temperatura era ancora decisamente bassa, sicuramente non sarebbe riuscita a fare il bagno con Persi, non ancora, avrebbe dovuto aspettare che facesse più caldo.

Prese il suo flauto e cominciò a suonare la melodia sibilante, l’antico canto che aveva imparato per nutrire e rinforzare la sua cara amica.

Subito avvertì un movimento nell’acqua, poi arrivò la sua mente... Immensa e potente. Era come se un oceano cercasse di riempire un piccolo lago. Le sue sensazioni erano fortissime ebbe l’impressione di soffocare. Sentì la gioia di Persi nel rivederla, poi la malinconia che aveva provato quando si erano lasciate e l’impazienza che l’aveva animata appena risvegliata dal letargo. Erano già parecchi giorni che l’aspettava… Ecco il suo testone spuntare dalle acque. Era un enorme serpente verde con grandi occhi gialli, sulla testa aveva il foro di sfiato, come i cetacei, ma ai lati del muso erano evidenti due grandi branchie. Il serpesce infatti aveva un doppio sistema di respirazione che poteva utilizzare indifferentemente. Dal capo partiva una cresta verde scuro, simile a quella di un drago, che percorreva tutto il suo lungo corpo massiccio.

Persi strisciò fuori dall’acqua e le girò attorno come per abbracciarla avvolgendola tra le sue spire, Giulia era felicissima di vederla e, nonostante il freddo, decise che avrebbe nuotato con lei. Si tolse anche maglia e pantaloni, lanciandoli verso la spiaggia, poi si lasciò stringere e trascinare in acqua…

Nuotò con Persi, divenne Persi, le loro menti si unirono completamente, Giulia non riusciva più a distinguere la propria coscienza. Era una sensazione bellissima, si sentiva libera e selvaggia, guidata solo dall’istinto. Si tuffò sott’acqua fino a sfiorare il fondo del lago e sentì le alghe fare il solletico alle sue squame, tutto era verde. Vedeva attraverso i suoi occhi, sentiva il canto del lago, delle sue acque, delle correnti che si insinuavano tra i sassi... Poi risalì in superficie tra mille spruzzi e saltò fuori, l’aria fresca le accarezzava la pelle e le sue piccole pinne laterali…

Qualcosa attirò la sua attenzione...

«Giulia!! Persi!!» qualcuno si stava sbracciando dalla riva.

Era Pietro!!! Sia Persi che Giulia erano felici di vederlo, subito si diressero verso la riva. Persi la spinse fuori dall’acqua, sapeva che Giulia stava morendo dalla voglia di riabbracciarlo.

Si ritrovò un po’ barcollante con i piedi sulla sabbia, lo vedeva era lì davanti a lei si stava avvicinando. Alto, abbronzato, bellissimo, non riusciva a metterlo bene a fuoco, perché la sua mente era ancora in contatto con Persi e aveva una visione doppia e sovrapposta, vedeva anche attraverso i suoi occhi. Cercò di fare qualche passo verso di lui, ma perse l’equilibrio e cadde.

Subito la raggiunse, si accucciò accanto a lei e l’afferrò. Come percepì il tocco delle sue mani sulla pelle, Giulia provò una sensazione fortissima, immediatamente ritornò in sé. Pietro possedeva una mente àncora, in grado tenere salda la propria coscienza, l’aveva sempre aiutata a riprendersi dopo i primi contatti mentali con Persi.

Finalmente riuscì ad alzare lo sguardo su di lui. La stava guardando dolcemente con i suoi profondi occhi scuri, con quel fantastico taglio leggermente orientale, erano carichi d’amore. I suoi ispidi capelli neri, erano un po’ più lunghi rispetto all’ultima volta che l’aveva visto. Il suo mezzo sorriso era appena accennato… Quel suo impertinente modo di sorridere, sempre pronto a prenderla teneramente in giro e a metterla dolcemente in imbarazzo.

Gli afferrò una mano e se la avvicinò al viso, chiuse gli occhi godendosi il contatto.

Sospirò «Pietro…» faticava a parlare, i contatti mentali con Persi la lasciavano sempre stremata. Quanto le era mancato, accidenti, quanto aveva sognato e desiderato quel momento, con tutta se stessa...

Aprì gli occhi e lo guardò cercando di trattenere le lacrime, non voleva piangere era troppo felice, ma non sapeva se ci sarebbe riuscita, era stata così male per tutta l’estate…

Sentì una forte fitta al centro del petto… Quella fitta che entrambi avevano cominciato a sentire la sera che si erano resi conto di essere innamorati… La freccia di Cupido, aveva scherzato allora Pietro…

Pietro la guardava senza parlare, forse anche lui stava cercando di convincersi che fosse reale e non stava sognando. Poi ecco il suo mezzo sorriso divertito affiorò sul viso «Ehi, ma guardati» la riprese dolcemente «con questo freddo, mezza nuda e tutta bagnata…» scosse la testa e la avvicinò a sé «Sei sempre la solita…»

Giulia sprofondò nel suo abbraccio. Era a casa. Solo tra le sue braccia si sentiva a casa. Al suo posto.

Si rese conto che effettivamente faceva freddo e rabbrividì. Poi alzò ancora lo sguardo. Rimasero così per un po’. Storditi dalle forti emozioni, straniti dall’essersi ritrovati dopo così tanto tempo, tutto sembrava come prima, ma nello stesso tempo sembrava anche diverso. Si studiavano. Giulia analizzava il suo volto, era sempre lui, forse era ancora più bello di come lo ricordava, allungò una mano per accarezzargli il viso abbronzato.

Pietro non era solo un ragazzo buono, dolce… e naturalmente molto bello, aveva per lei un’adorazione assoluta, era sempre al suo fianco ed era disposto a seguirla fino all’inferno. Dopo la comparsa dei loro poteri mentali, Giulia aveva scoperto di avere una mente imperativa, cioè molto potente e pericolosa, ma lui non si era allontanato. Per fortuna possedeva uno scudo naturale che lo rendeva immune ai suoi poteri. Inoltre era comunque riuscito ad entrare in contatto estremo con lei, senza protezione, con soltanto il suo amore come unica difesa.

Poi Persi strisciò fino a loro.

«Persi!» Pietro le posò una mano sul grosso naso, poi si avvicinò e le diede un bacio con lo schiocco «Che bello rivederti! Sei veramente uno schianto!» le disse galante.

Pietro era l’unico, oltre a lei, che aveva stabilito un contatto mentale con il serpesce ed era uno dei pochi che l’adorava e non ne aveva paura.

Persi strisciò il muso sul suo viso emettendo un sibilo compiaciuto.

Giulia e Pietro risero, poi il serpesce si allontanò sparendo tra le acque torbide.

Non solo non aveva paura di Persi, ma non aveva avuto paura nemmeno di Giulia, quando si era trasformata in Umanimusi, una specie di mostro mutante, la donna serpente, aveva scherzato lui.

Durante l’anno precedente avevano scoperto la presenza di un misterioso apparecchio tecnologico in fondo al lago. I Tecno, antichi nemici dei Musimaghi, si erano in qualche modo introdotti ad Armonia. Il congegno era una specie di bomba psichica, pronta ad esplodere. Lo avevano trovato, perché emetteva un terribile sibilo che faceva impazzire tutti gli animusi, prima fra tutti proprio Persi che viveva nel lago. Così, dopo averlo individuato Pietro e Giulia, in groppa a Persi lo avevano recuperato per portarlo il più lontano possibile dalla scuola. Grazie ai loro poteri mentali erano riusciti a cavarsela, ma l’onda psichica dell’esplosione aveva raso al suolo le loro menti. Per fortuna Giulia si era rifugiata nella parte della sua mente istintiva e animalesca trasformandosi appunto in un Umanimusi. In quella forma terrificante, era riuscita a penetrare nella mente di Pietro e a ritrovare anche la sua coscienza, avevano rischiato entrambi l’annullamento mentale… Pietro l’aveva riconosciuta e non aveva avuto paura di lei, si era avvicinato affascinato e, al suo tocco, Giulia era tornata in sé.

Più tardi le aveva confidato che l’aveva trovata molto sexy...

I due ragazzi tornarono a guardarsi, sembrava quasi che non sapessero cosa dirsi, anche se in realtà avevano tante cose di cui parlare, ma erano come in un dolce imbarazzo…

«Allora?» fu Pietro a rompere il ghiaccio «Tutto a posto?» la scrutò divertito, ma forse anche un po’ in ansia. In una delle sue lettere le aveva confidato che aveva paura di non piacerle più…

Giulia sorrise e annuì «Sei ancora più strafigo, sai?» scherzò.

Vide il suo sguardo illuminarsi trionfante, poi la guardò con malizia dalla testa ai piedi, soffermandosi a lungo sul suo corpo poco coperto, facendola arrossire… «E tu molto, molto sexy…» disse compiaciuto, poi le passò una mano tra i capelli «Che capelli lunghi… Come mai?» la studiò.

Giulia abbassò gli occhi «Pensavo ti piacessero di più... Del mio taglio assurdo…»

Pietro rise, l’aveva presa in giro perché aveva un taglio di capelli piuttosto insolito, molto corti sulla testa e lunghi dietro… «Lo sai che scherzavo…» le disse dolce, poi la guardò ancora con il suo mezzo sorriso «Sei fantastica comunque… ma preferirei che ti vestissi, prima che qualcun altro possa vederti…»

«Ehi, chi ha perso i vestiti?» si voltarono entrambi, era Arci e aveva in mano i vestiti di Giulia.

«Ecco, appunto» commentò Pietro rabbuiandosi.

Arci Serafini, il ragazzo più bello ed affascinante della scuola. Alto, fisico asciutto, occhi azzurri, un viso perfetto incorniciato da capelli castano chiari che portava un po’ spettinati. Era il capitano della squadra di Tornado, una versione dell’hockey su pista, dove al posto delle mazze, c’erano i flauti e la sfera incantata.

Anche Giulia faceva parte della squadra. L’anno prima, usando il nome di Pietro e trasgredendo tutte le regole si era finta un ragazzo ed aveva cominciato a giocare. Ovviamente poi si era scoperta la sua vera identità, ma Giulia era veramente molto brava e tutto sommato nel regolamento nulla vietava esplicitamente ad una ragazza di praticare il Tornado, così era stata ammessa a pieno titolo nella squadra. E piano piano Arci si era innamorato di lei. Subito le era sembrato impossibile, ma in seguito era stato molto esplicito a riguardo. Pietro era quasi impazzito dalla gelosia, anche perché loro ancora non stavano insieme…

Ma Giulia aveva scelto Pietro, che ancora faticava a crederci e aveva continuato ad essere terribilmente geloso. Arci non l’aveva presa bene e non aveva mai smesso di cercare di conquistarla, così i due ragazzi erano stati sempre in competizione arrivando spesso alle mani… “Maschi!”

«Ciao Arci» Giulia lo salutò piuttosto in imbarazzo, si nascose tra le braccia di Pietro.

«Beh, grazie di aver recuperato i vestiti di Giulia» Pietro lo guardò storto «ora ti dispiace andartene?»

Arci rise «Dai, non fare tante scene» si avvicinò e si accucciò accanto a loro «Forse Giulia non te l’ha detto…»

Accidenti, Giulia lo sapeva, ora avrebbe tirato fuori la storia di quell’estate…

«...ma io e Giulia abbiamo avuto dei momenti piuttosto intimi, quando ci siamo visti l’ultima volta…» lo stuzzicò.

Arci era andato a trovarla, sempre con il consenso di Pietro, tranne l’ultima volta. In quell’occasione, mentre andavano a trovare Camilla con la moto di Arci, erano stati sorpresi da un violento acquazzone, così si erano riparati alla bell’e meglio e si erano dovuti spogliare per asciugarsi… Ma Giulia aveva raccontato tutto a Pietro in una delle sue ultime lettere.

Vide che Pietro allargava le narici e la stringeva protettivo «Lo so» rispose secco, gli lanciò un’occhiataccia «ora lascia qui i suoi vestiti e voltati.»

Anche Giulia lo guardò implorante, non voleva che litigassero, almeno non già il primo giorno.

Arci sorrise indulgente, appoggiò i vestiti per terra e si allontanò.

«Non andartene» Pietro liberò dal suo abbraccio Giulia che subito si vestì «dobbiamo parlare.» poi si rivolse a Giulia e la sua espressione si addolcì, la prese per i fianchi e l’avvicinò a sé «Aspettami da Filippo» la strinse ancora una volta e sospirò.

«Non litigate, per favore» lo implorò soffocata nel suo abbraccio. Giulia voleva bene ad Arci, certo a volte litigavano, ma sapeva che era un bravo ragazzo, gentile e leale «ricordati che il passato, è passato.»

«Ci proverò» Pietro sciolse la sua stretta e le sorrise guardandola con dolcezza mentre si allontanava.

 

Recuperò le scarpe e si diresse verso le stalle, sicuramente Filippo aveva bisogno di aiuto con gli animusi da allevamento. Poi avrebbe dovuto andare in camera a mettere la divisa, ma aveva lasciato i bagagli alle stalle.

«Giulia Accordi» qualcuno pronunciava il suo nome, si voltò.

Un ragazzo la stava guardando con le braccia incrociate appoggiato alla staccionata, aveva i capelli chiari e gli occhi grigi…

«Luca? Sei proprio tu?» era un ragazzo della sua vecchia scuola, non lo vedeva da più di un anno. Aveva partecipato con lei alla giornata di scuola aperta, quando erano venuti a visitare Armonia, poi aveva avuto dei problemi di salute e non era stato ammesso all’esame, quindi aveva perso l’anno e adesso eccolo lì. Era cresciuto, il suo fisico era asciutto e il suo viso sempre impertinente, come lo ricordava.

Le girò attorno osservandola attentamente «Sei diventata ancora più carina» disse compiaciuto.

Giulia abbassò lo sguardo imbarazzata, non le piaceva ricevere quel genere di attenzioni.

Si avvicinò e la abbracciò con fare invadente «Te l’avevo detto che sarei venuto quest’anno» la strinse a sé «non sei felice di vedermi?»

Giulia s’irrigidì, non amava essere abbracciata, eccetto che dai suoi amici, Luca lo conosceva appena, ma come si permetteva?

Poi sentì che si irrigidiva anche lui «C’è un ragazzone grande e grosso che mi sta guardando malissimo…» le disse piano.

Giulia si staccò da lui dandogli una gomitata e lo guardò infastidita, poi si voltò e vide Pietro. Lo stava letteralmente incenerendo con lo sguardo, che poi spostò su di lei in attesa di una spiegazione.

«Luca, un mio compagno di scuola, lui è Pietro» li presentò un po’ seccata.

«Sono il suo ragazzo» precisò Pietro attirandola a sé possessivo.

«Oh Giulia, potevi dirmelo che hai il ragazzo» scosse la testa con disapprovazione «caro Pietro, dovresti fare un discorsetto alla tua ragazza. Sai Giulia? Non sta bene abbracciare gli altri ragazzi…» continuò a rimproverarla.

Giulia strabuzzò gli occhi «Ma…» che sbruffone, in quel momento sperò proprio che Pietro gli desse una bella lezione, altrimenti lo avrebbe fatto lei.

«Povera Giulia» l’interruppe ancora Luca e si rivolse a Pietro «non prendertela con lei. Sai, è che io sono talmente affascinante…» sospirò come se fosse una disgrazia «le ragazze non riescono a starmi lontano…» continuò scherzando a pavoneggiarsi «non è colpa sua…»

Giulia si sentì contorcere le budella, ma che razza di presuntuoso…

Inaspettatamente sentì la risata di Pietro esplodere accanto a lei e si voltò stupita.

«Certo che è una bella seccatura!» commentò ancora ridendo, gli diede una pacca amichevole sulla spalla…

Spostò lo sguardo su di lei che lo guardava incredula, l’attirò a sé sempre ridendo «Non ti preoccupare amico, adesso se non ti dispiace, devo fare quattro chiacchiere con lei…» la guardò severo, ma Giulia sapeva che stava bluffando.

La trascinò via e si infilarono in un’ala delle stalle dove non c’era nessuno, Giulia si allontanò e lo guardò male.

Pietro rise e l’afferrò di nuovo «Dai, non arrabbiarti» l’avvicinò e la guardò divertito «ho pensato che fosse meglio prendermela con te, non avevo voglia di fare a pugni… di nuovo…»

Di nuovo? Allora aveva fatto a pugni con Arci… Giulia non riuscì a tenergli i musi, ma non disse nulla…

«Non posso passare le giornate a prendere a pugni tutti quelli che ti si avvicinano» fece un’espressione esasperata «ti trovo sempre tra le braccia di qualcuno…»

Giulia rise «…sai è che io sono talmente affascinante…» fece il verso a Luca «che sbruffone» tornò seria e disgustata «magari potevo pensarci io a prenderlo a pugni…»

Alzò lo sguardo e vide che Pietro si era fatto più serio e la stava fissando intensamente, Giulia sentì il suo cuore accelerare.

Pietro le prese il viso tra le mani «Vediamo se riesco a farti passare il malumore» si avvicinò ancora, Giulia chiuse gli occhi e senti le sue labbra morbide sfiorare le sue, baciandola dolcemente.

Fu un bacio breve, si staccò quasi subito e Giulia lo guardò triste, non era ancora soddisfatta.

«Non voglio esagerare con te, sai, è solo il primo giorno» poi con il suo mezzo sorriso divertito aggiunse «inoltre aspetto con ansia la tua dimostrazione… Hai detto che mi toglierai ogni dubbio…»

Giulia arrossì e nascose il viso nel suo petto. In una delle sue ultime lettere Giulia gli aveva promesso che, una volta tornati ad Armonia, gli avrebbe dato una dimostrazione di tutto l’amore che provava per lui. Voleva tranquillizzarlo e che non dovesse più temere che Arci o qualcun altro potessero portarla via da lui. Amava solo lui.

Dalla porta videro una sagoma che faceva capolino «Pietro?» una voce sottile e acuta «Camilla mi ha detto che ti avrei trovato alle stalle, che bello rivederti!»

Era una ragazzina piuttosto bassa, ma magra e ben proporzionata. Aveva lunghi capelli neri che portava raccolti in una treccia dietro la schiena. Il suo sorriso era dolce e i suoi occhi grandi e castani cercarono l’attenzione di quelli di Pietro.

Giulia la guardò sospettosa e poi si voltò verso di lui. Vide che si irrigidiva, era molto in imbarazzo.

«Susanna?» pronunciò il suo nome con timore «Che ci fai qui?» non pareva affatto contento.

«Come che ci faccio?» sembrava offesa «Anche io frequenterò Armonia, Camilla non te l’ha detto?»

Pietro abbassò gli occhi, era strano vederlo così impacciato. Giulia gli strinse la mano e lo guardò con aria interrogativa.

Poi Pietro parve farsi coraggio «Susanna frequentava la mia stessa scuola, è... una vecchia amica…»

Susanna parve ferita «Vecchia amica?» guardò Giulia e poi spostò lo sguardo sulle mani che tenevano intrecciate. Sospirò «Capisco…» sorrise a Pietro, era un sorriso triste «Beh, ci vediamo in giro» e si allontanò.

Pietro abbassò il capo, era mortificato.

Giulia continuava a non capire.

«Era la mia ex» disse contrariato «uscivamo insieme...»

Giulia rimase senza fiato, come se la gola le si fosse chiusa improvvisamente, deglutì a fatica «Uscivate insieme?» disse con un filo di voce «Non me ne hai mai parlato…»

«Certo che no» Pietro scosse la testa «perché avrei dovuto?»

«Perché no?» Giulia si sentiva un po’ tradita, come se avesse voluto tenerglielo nascosto… «E perché hai detto che era una vecchia amica?»

Pietro si passò una mano sul viso «Non lo so» la guardò ancora imbarazzato «forse volevo evitare che tu fossi gelosa…»

«Beh, non sei stato carino, l’hai ferita…» Giulia si sentiva confusa. Da un lato era terribilmente gelosa, lei non aveva mai avuto un ragazzo e pensava che anche per Pietro fosse la prima volta, ma dall’altro si era sentita delusa dal suo comportamento, non gliel’aveva detto... E poi anche per lei «Se noi un giorno ci lasciassimo, presenterai anche me come una vecchia amica?» si pentì immediatamente di aver parlato in quel modo, stava infierendo, proprio in quel momento in cui era già abbastanza tormentato…

Pietro la attirò a sé e la strinse forte «Smettila per favore, non dire così» sospirò, aveva la voce rotta dalla tensione, poi la allontanò appena e la guardò serio e triste «Lo sai che se tu mi lasciassi, io morirei, altro che vecchia amica…»

«Scusami» Giulia si sentì in colpa, ma era ancora confusa…

«È che lei per me non è stata niente…» si confidò «Mi sento ancora in colpa per esserci uscito, non ho mai provato niente…»

«E allora perché ci sei uscito?» Giulia non capiva.

«Sapevo che mi moriva dietro fin dalle elementari, tutti lo sapevano, quando è arrivata alle medie, i miei compagni hanno cominciato a rompermi le scatole… Dicevano che dovevo uscire con lei, che era carina, mi hanno fatto quasi impazzire… Non potevo dire di no…»

Giulia scosse la testa “Maschi!”, pensò.

«Lo so che è sbagliato, ma allora non mi sembrava di fare niente di male. Mi dicevo che era giusto farmi le mie esperienze, ma ti assicuro, che dopo le prime volte che siamo usciti, mi ero già pentito. Non sapevo di cosa parlarle, non avevo voglia di ascoltare quello che lei diceva, contavo i minuti che mancavano per riaccompagnarla a casa… Avevo capito che non era giusto, ma non trovavo il modo di lasciarla, era così felice… sono stato con lei per quasi tutto l’anno della terza…»

Accidenti un anno intero… «E poi?» chiese Giulia ansiosa.

«Sai quando sono riuscito a troncare?» finalmente rispuntò il suo sorriso «Dopo averti incontrata alla giornata di scuola aperta.»

Giulia lo guardò incredula «Davvero?»

«Sì, dopo averti anche soltanto vista, avevo provato per te un trasporto e una curiosità così intensi…» la attirò ancora più vicina «il giorno dopo l’ho lasciata… Comunque ho continuato a sentirmi in colpa, perché lei è una brava ragazza. Mi sono sentito così cattivo e insensibile, anche adesso, continuo a ferirla, è una specie di condanna…»

Giulia gli accarezzò il viso abbronzato e gli sorrise dolcemente «Tutti possono sbagliare» disse comprensiva, si sentiva più serena ora che sapeva tutto «magari un giorno potresti dirle tutta la verità, forse ti sentirai meglio…»

«Non so se ce la potrei fare» Pietro sorrise suo malgrado. Poi si rallegrò e la guardò divertito «Allora, non sei neanche un po’ gelosa?» la stuzzicò.

«Beh, il passato è passato, no?» disse Giulia alzando le spalle e fingendo distacco.

Pietro fece una faccia triste e un po’ delusa…

Ma poi Giulia rise «Invece sì, mi sono sentita malissimo quando hai detto che era la tua ex» confessò arrossendo.

Pietro si illuminò e la strinse forte «Così va meglio, perché io sono già impazzito di gelosia due volte oggi pomeriggio…» puntualizzò, poi con un ruggito finse di darle un morso sul collo, ma lo trasformo in un bacio appassionato che la fece sussultare.

 

Più tardi Arci passò a chiamarla per l’allenamento di Tornado, le lezioni ufficiali cominciavano l’indomani, ma i ragazzi del primo anno erano già a scuola da due giorni e avevano cominciato corsi ed allenamenti. C’era anche la Pallasuono, che era una versione della pallavolo con flauti e sfera incantata, ma sarebbe iniziata solo il giorno dopo, la professoressa Diana, coordinatrice di tutte le attività sportive, non era ancora arrivata. Giulia praticava entrambi gli sport, ma preferiva decisamente il Tornado.

«Allora sei contenta di aver finalmente rivisto il tuo adorato Pietro...» quella di Arci non era una domanda, la guardava divertito.

Giulia sorrise e annuì, non poteva negarlo.

«È veramente incredibile» Arci scosse la testa «Lo sai che hai già cambiato espressione…»

Giulia si voltò sorpresa.

«Hai un aspetto decisamente migliore» sembrava incredulo lui stesso «non che tu abbia mai avuto un brutto aspetto, eri come spenta…» precisò «ma adesso sembri… non so è come se tu avessi ripreso a brillare…»

Giulia lo guardò divertita, in effetti era proprio così che si sentiva, come se avesse ripreso a respirare dopo tanto tempo, il suo ossigeno speciale…

«Che ti fa per avere questo effetto? Ti ha abbracciata, baciata o che altro?» chiese curioso.

Giulia rise «Più che altro sono i suoi abbracci» disse quasi tra sé «quello che mi dice...» ma poi si fermò non era il caso di scendere nel dettaglio con lui.

«I suoi abbracci, eh? Beh, io ne avrei fatto a meno» alzò le sopracciglia «ma me la sono cercata…»

Giulia lo guardò senza capire.

«Beh i suoi abbracci, con me, non sono tanto dolci… » si alzò la maglietta, Giulia vide dei brutti segni sul suo petto e in quel momento notò anche un taglio sul labbro…

Allora si erano picchiati davvero! “Maschi!”…

Sospirò «Mi spiace…»

Arci alzò le spalle «Ne è valsa la pena...» le strizzò l’occhio. Poi cambiò tono «Allora Scheggia» era così che la chiamava Arci durante gli allenamenti «sei pronta a tornare in campo?»

Giulia annuì sorridente «Ci sono dei nuovi giocatori?» chiese.

«Pare di sì» disse entusiasta «mi ha detto Matteo che ce ne sono ben tre!» Era su di giri «Sai, l’anno scorso sei entrata solo tu…» la guardò e le regalò un sorriso abbagliante «beh, solo… fossero tutti come te i giocatori…» si avvicinò e le circondò le spalle con un braccio.

Arrivarono al campo sportivo, da lontano videro i loro vecchi compagni di squadra, subito Matteo si fece loro incontro…

«Ehi capitano!» li guardò «Finalmente vi siete messi insieme?» tutti sapevano che Arci avrebbe voluto uscire con lei.

Giulia si irrigidì, ma Arci rise e la strinse a sé «Ma no! Testone, è solo un abbraccio innocente tra il capitano e il suo miglior giocatore…»

Giulia arrossì, poi si recarono allo sgabuzzino dei pattini.

C’erano effettivamente tre nuove reclute, una delle quali era proprio Luca che le sorrise splendido e le strizzò l’occhio. Gli altri due ragazzi del primo anno erano uno spilungone di nome Dario, che sembrava un po’ scoordinato e Maurizio, un ragazzino atletico, ma molto minuto.

Arci fece fare a tutti e tre la prova di velocità con i pattini, mise in pista assieme a loro Giulia, che era la più veloce e Matteo che era il più lento «Non credo che nessuno potrà battere la nostra Scheggia, ma dovrete almeno arrivare prima di Matteo.»

Partirono. Giulia sfrecciò come il vento, le sembrava di volare. In un attimo arrivò al traguardo e si voltò. Luca arrivò non molto dietro di lei, mentre gli altri due faticarono a raggiungere Matteo.

Luca la guardò con incredula ammirazione «Accidenti Giulia, avevo sentito dire di te, ma sinceramente non ci avevo creduto…»

Giulia sorrise soddisfatta.

Nella seconda prova i ragazzi dovevano scartare quattro difensori e segnare una rete a Matteo. Tutti segnarono. Allora Arci aumentò le difficoltà.

«Giulia vai in porta!» le strizzò l’occhio.

Nella piccola porta di Tornado era imbattibile, ma era così veloce, che era un peccato tenerla tra i pali, diceva sempre Arci.

Provarono e riprovarono, ma la porta di Giulia rimase inviolata.

Arci si complimentò con i ragazzi, erano in squadra. Principalmente fu molto soddisfatto di Luca, confidò a Giulia, prometteva bene.

 

Arrivò l’ora di cena, la Sala Comune era piena, tutti gli studenti erano arrivati e sedevano allegri nelle loro divise, maglietta bianca per quelli del primo anno, gialla per il secondo, verde chiaro e scuro per il terzo e quarto. I professori avevano una maglietta nera. Giulia scorse i loro volti, vicino a Filippo era seduta la professoressa Diana, una bella donna, con uno sguardo duro, capelli corti rossi, lei e Filippo erano segretamente innamorati. Poi c’era il signor Giorgio, esperto di fiori, erbe, orto e di artigianato, era il più anziano ed era molto dolce e gentile. La professoressa Severini, dall’aria austera, sedeva rigida con gli occhi fissi sul suo piatto.

La preside Orchestri si alzò, anche lei non era più giovanissima, ma era decisamente una bella donna. Aveva un’aria nobile ed elegante, a Giulia aveva sempre dato l’impressione di essere una regina. Era molto gentile e pacata, ma emanava una sorta di autorevolezza che metteva tutti sull’attenti. I suoi capelli erano bianchi, li portava corti e pettinati all’indietro. Aveva due piccoli occhialini rettangolari, che sistemò, si schiarì la voce e allargò le braccia per attirare l’attenzione degli studenti.

«Benvenuti a tutti» alzò appena la voce, in un attimo si fece silenzio in tutta la sala «Sono felice di riavervi tutti qui pronti per iniziare un nuovo anno scolastico.» Ricordò brevemente le regole della scuola e si soffermò sui successi della squadra di Tornado che l’anno precedente aveva vinto il prestigioso trofeo, il flauto dorato, che sarebbe rimasto tutto l’anno in bella mostra nel suo ufficio e si augurò che vi rimanesse anche l’anno successivo. La preside era una vera appassionata di Tornado, non si perdeva una partita. Ricordò agli studenti di ritirare il loro piano di studi prima di uscire, l’indomani sarebbero cominciate le lezioni.

«Un ultimo annuncio, domenica prossima, come tutti gli anni, ci sarà la festa di Primavera» i ragazzi esultarono «buona serata a tutti.»

La festa di Primavera! Giulia l’aveva dimenticata… Era una splendida occasione di festeggiare l’inizio della scuola, ricordava che l’anno precedente avevano lavorato tutta la settimana per preparare i festeggiamenti. Poi c’era la caccia alle uova! Gli studenti intagliavano le uova di legno, uno per ogni persona cara a cui desiderassero regalarlo. Le uova venivano incantate con una melodia udibile solo dalla persona a cui erano destinate. Non solo, ma nella melodia venivano in qualche modo impressi i propri sentimenti, così quando si trovava l’uovo si percepivano anche le emozioni di chi l’aveva regalato. Quella volta, rifletté Giulia avrebbe dovuto intagliare più uova… non solo per Camilla e Pietro...

Finita la cena, Pietro la trascinò via dalla confusione e la portò verso il lago. Era già buio e in cielo splendevano le due lune, una piccola e verdina e una grande e rossa. Si riflettevano sulle acque del lago, dandogli un aspetto molto alieno.

Continuò a camminare, fino alla vasca che l’anno prima avevano costruito per Persi.

«La nostra casetta!» accanto alla vasca, Pietro aveva costruito per loro una piccola casetta di legno, dove potevano dormire quando Persi stava male a causa del sibilo… Sulla porta aveva intagliato i loro nomi…

Giulia gli gettò le braccia al collo. Era così felice, si sentiva così bene…

Pietro la condusse dentro la casetta a la attirò a sé, si sedette sull’unica sedia. La fece accomodare in braccio a lui e la guardò divertito senza dire nulla.

Giulia lo fissava, perché non parlava? Si preoccupò un poco, ma lui stava sorridendo, stava tramando qualcosa…

«Che c’è?» gli chiese sospettosa.

Pietro la fece voltare verso di lui e la guardò soddisfatto, le accarezzò il viso, il collo e le spalle, poi scivolò sulle braccia fino a catturare le sue mani, le strinse forte e se le portò al petto.

«Allora?» le disse fingendosi un po’ spazientito «Questa dimostrazione?»

Giulia arrossì.

«Avanti sono pronto» la stuzzicò «stupiscimi…»

Giulia lo guardò intensamente, poi lasciò che tutto il suo amore traboccasse dal suo cuore e lo riversò nella sua mente. Avvicinò il suo viso a lui e appoggiò dolcemente le labbra alle sue, mentre lo baciava, entrò in contatto mentale con lui. Riportò a galla il suo forte sentimento, l’emozione di averlo rivisto, il senso di appagamento e completezza che aveva provato quando si erano riabbracciati, come si era sentita tornare viva accanto a lui. Tra le sue braccia si era sentita di nuovo a casa. Si staccò appena per sussurrargli «Ti amo.»

Pietro sospirò, vide che aveva le lacrime agli occhi, si era commosso, le appoggiò le mani sul viso e l’attirò verso di sé, la baciò ancora, poi si allontanò e la guardò felice.

«Molto convincente» riecco il suo sorriso divertito «ma…»

Giulia si allarmò «Che c’è?» chiese con ansia.

Pietro rise alla sua reazione spaventata «Niente tranquilla» l’accarezzò e la strinse al suo petto «è solo che forse avrò bisogno che ogni tanto tu mi rinfreschi la memoria…»

Giulia si rilassò «Tutte le volte che vuoi…»

 

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